Serse

Il Serse è un "gioco a rimpiattino di amanti scornati, di anime dolenti, di farneticazioni amorose, di eccitazioni fugaci"

SERSE
Dramma per musica in tre atti HWV 40
Musica di Georg Friedrich Händel

Serse Arianna Vendittelli
Arsamene Marina De Liso                                                 
Amastre Delphine Galou
Romilda Monica Piccinini 
Atalanta Francesca Aspromonte
Ariodate Luigi De Donato
Elviro Biagio Pizzuti                 

ACCADEMIA BIZANTINA

Direttore al clavicembalo Ottavio Dantone
Regia Gabriele Vacis
Scene, costumi e luci Roberto Tarasco
Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro  Comunale di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Ravenna Manifestazioni

Serse è un “un gioco a rimpiattino di amanti scornati, di anime dolenti, di farneticazioni amorose, di eccitazioni fugaci…” (Lorenzo Bianconi, musicologo) un movimento vorticoso e centrifugo, costellato di arie, più di 40, a partire da “Ombra mai fu” e intrisa di humour .

La storia che “si finge” è l’amore di Serse, imperatore di Persia, per Romilda, la figlia del suo generale più fedele. Solo che Romilda è innamorata di Arsamene, il fratello di Serse. E anche Romilda ha una sorella, Atalanta, anche lei innamorata di Arsamene, che però è pazzamente innamorato di Romilda… “Un gioco circolare di amori adolescenziali, che mette in secondo piano le questioni politiche, sociali, militari, di cui l’imperatore Serse dovrebbe farsi carico. Invece trionfa la natura dei sentimenti e dei corpi”.

Il "Serse" si articola su tre piani: orchestra, sollevata dal piano platea e quindi maggiormente visibile, cantanti in proscenio e sul palcoscenico uno schermo su cui si proiettano immagini e una trentina di ragazzi e ragazze, che creano una una sorta di “scenografia vivente”: il loro coinvolgimento parte dalla partecipazione a un percorso laboratoriale basato sulla "Schiera", una tecnica di formazione e di allenamento dell'attore, fondata dallo stesso Vacis. Con l’aiuto ideale di Händel, i ragazzi esplorano i rapporti tra gli uomini e le donne, gli individui e la società, gli esseri umani e la natura.

"Negli esercizi della schiera ci sono elementi che vengono dallo yoga, dalla meditazione, dalla bioenergetica di Alexander Lowen; c’è un po’ di tutto, inteso come distillazione di percorsi, che passano attraverso e soprattutto le pratiche dei maestri del Novecento da Stanislawskij a Grotowski, del cui lavoro, in qualche modo, siamo gli eredi. Quello che facciamo è far diventare spettacolo proprio questo. Questa non è preparazione allo spettacolo. I ragazzi non sanno esattamente quello che faranno quella sera, c’è un margine di improvvisazione molto ampio dentro alla schiera, che pone regole molto precise e rigorose a cui i ragazzi devono attenersi. E queste regole servono proprio a far scattare la loro creatività. La schiera è uno stormo di storni. Avete presente quelle nuvole animali che creano forme del cielo? Ecco, quello. È qualcosa di molto leggero e di molto esatto. È la traduzione in teatro delle “Lezioni americane” di Italo Calvino, almeno di quella sulla Leggerezza e di quella sull’Esattezza. Gli attori si muovono secondo gli stessi criteri di relazione interna con cui si muovono le nuvole di storni. Sono “natura” allo stato nascente, un po’ come i personaggi del Serse di Händel."

Eventi passati

Serse è un “un gioco a rimpiattino di amanti scornati, di anime dolenti, di farneticazioni amorose, di eccitazioni fugaci…” (Lorenzo Bianconi, musicologo) un movimento vorticoso e centrifugo, costellato di arie, più di 40, a partire da “Ombra mai fu…
Serse è un “un gioco a rimpiattino di amanti scornati, di anime dolenti, di farneticazioni amorose, di eccitazioni fugaci…” (Lorenzo Bianconi, musicologo) un movimento vorticoso e centrifugo, costellato di arie, più di 40, a partire da “Ombra mai fu…

Serse è un “un gioco a rimpiattino di amanti scornati, di anime dolenti, di farneticazioni amorose, di eccitazioni fugaci…” (Lorenzo Bianconi, musicologo) un movimento vorticoso e centrifugo, costellato di arie, più di 4

Diario del progetto

pubblicato Dom, 14/04/2019 - 19:14

ANGELA ALBANESE | La scoperta dell’identità – ha scritto Édouard Glissant nel suo libro dal bel titolo Poetica della relazione – non può essere solo scoperta delle proprie radici, se si intendono le radici come uniche, come «ceppo che assume tutto su di sé e uccide quanto lo circonda» (Macerata, Quodlibet, 2007, p. 23), ma è anche scoperta della relazione.