LA CROCIATA DEI BAMBINI. LABORATORIO APERTO A GENOVA

Università degli Studi di Genova
La crociata dei bambini
laboratorio aperto ispirato al libro di Marcel Schwob

Luogo: Albergo dei Poveri Piazzale Emanuele Brignole 2, Genova

con gli studenti del laboratorio di messa in scena, parola e voce
un progetto di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco
con Carlo Cusanno, Chiara Gistri, Giuseppe Saccotelli
e con la partecipazione della Compagnia Piccolo Canto

Grazie al laboratorio iF – il Falcone e all’Università di Genova, abbiamo potuto lavorare con una ventina di studenti di diverse facoltà. Quattro giorni in febbraio, quattro giorni in aprile e quattro a maggio. Abbiamo fatto un seminario sulla SCHIERA, una pratica che addestra all’attenzione, all’ascolto, alla presenza.
 
Ci siamo dati un testo di riferimento: “La crociata dei bambini” di Marcel Schwob. Il prossimo 25 maggio apriremo il lavoro al pubblico.Non si tratta di una messinscena della Crociata dei bambini. E’ piuttosto un tempo che vorremmo condividere con voi in uno spazio sorprendente: l’Albergo Dei Poveri.

Dalle 16 alle 20 di sabato 25 maggio assisterete alle azioni, ai canti e ai racconti dei ragazzi e delle guide dell’Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona che abbiamo fondato a Torino un paio d’anni fa. L’Albergo dei Poveri sarà aperto al nostro lavoro per quattro ore, voi potrete fermarvi tutto il tempo o partecipare ad una o più sessioni allo scoccare di ogni ora, alle 16 17 18 e 19. Il laboratorio si intitola STARE. Non faremo quindi uno “spettacolo”, ma un’esperienza di ascolto e di attenzione. Vorremmo, insomma, STARE con voi per il tempo che voi desidererete. Gabriele Vacis

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Schiera
è una pratica d’attenzione.
Pratica perché non è sempre afferrabile teoricamente, ma cerca di comprendere il mistero.
E anche perché richiede un’applicazione costante nel tempo.
E’ una pratica e non un esercizio perché include moltissimi esercizi. Esercizi mutuati dalle più diverse tradizioni meditative, dallo yoga agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, fino alla bioenergetica, o dalle più diverse tradizioni teatrali, dalla psicotecnica di Stanislawski al training di Grotowski. E’ una pratica e non un metodo perché non tende a raggiungere una conoscenza certa, ma collabora con l’incertezza. Non è un metodo perché non è generalizzabile: dipende dalle persone che la praticano, dalla loro sensibilità.

Schiera è una pratica d’attenzione perché allena alla consapevolezza di sé, degli altri, del tempo, dello spazio. Scrivo consapevolezza, in italiano, ma sarebbe meglio awareness, in inglese. La consapevolezza, in italiano, è una macchina del pensare, abita solo nella mente e nel flusso del pensiero discorsivo. Awareness comprende il corpo, i sensi: vedere quello che si guarda, ascoltare quello che si sente, percepire quello che si tocca, gustare quello che si mangia, riconoscere quello che si odora.

Non è facile stare in awareness, è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui. Però ci sono momenti, nella vita, in cui siamo obbligati ad essere in awareness. Sono momenti straordinari, una grande gioia o un grande dolore. Siamo costretti ad essere aware quando siamo veramente in pericolo, quando abbiamo paura perché abbiamo ragioni vere per avere paura, quando siamo presenti ad una nascita o ad una morte. Quando siamo in presenza di eventi come questi è come se il tempo si dilatasse. Come se potesse contenere conoscenze e sentimenti sconosciuti. Ed è come se potessimo osservare tutto quello che accade, dentro e fuori di noi. E’ un’osservazione serena di eventi in cui siamo coinvolti e nello stesso tempo testimoni. Azioni che si generano autonomamente ma a cui noi siamo presenti. In questi casi siamo ammessi ad uno stato di percezione molto speciale. Il nostro corpo sa cosa fare, e lo fa. Non perché la mente glielo ordina: la mente sta insieme al corpo, niente ordina niente a niente. La mente non pensa parole, ma sta nell’azione. Tutto accade perché è così che deve essere. Siamo presenti, siamo aware.

Un giorno facevamo Schiera in una sala con grandi vetrate. Cominciò a nevicare. Uno dei ragazzi, Dan, spiegò così quello che stavamo facendo: hai mai guardato la neve? Scende calma, scende tutta insieme. Ogni fiocco si prende cura di quello vicino per non lasciare spazi vuoti. Nessun fiocco di neve guida un altro fiocco di neve. Tutti insieme sanno cosa fare.

La prima osservazione introduttiva degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola dice: Con Esercizi spirituali si intende ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente e altre operazioni spirituali. Come, infatti, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali tutti i modi di disporre l'anima a liberarsi di tutti gli affetti disordinati e, una volta eliminati, a cercare e trovare la volontà divina nell'organizzazione della propria vita per la salvezza dell'anima.

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Schiera
è una pratica d’attenzione perché parte dal camminare, ma ricompone esercizi corporali ed esercizi spirituali.
Schiera nasce nel teatro, ma con il tempo sta estendendo la propria applicazione in diversi ambiti della cura della persona.

Progetto di formazione dell’Università degli Studi di Genova
nell’ambito de Il Falcone-Teatro Universitario
in collaborazione con coop CMC/Nidodiragno produzioni,
Teatro Stabile di Genova/Teatro Nazionale
e con Civico Museo Biblioteca dell’Attore

 

Relazione Progetto
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