Ultima pagina di diario: dalla “maestra” Enrica del Liceo Gobetti – Cuore/Tenebra

Ultima pagina di diario. Siamo giunti al termine di questa esperienza e mi sforzo di distillare in poche righe la sensazione di ritrovarmi orfana delle emozioni e degli stimoli che essa mi ha regalato. In questi mesi in vostra compagnia ho goduto di una boccata di aria fresca nell’atmosfera talvolta un po’ stantia dell’ambiente scolastico. Sì sono creati legami, altri si sono evoluti, ci siamo tutti in parte trasformati, arricchiti, riconosciuti nella nostra essenza più intima, scavando in zone spesso inesplorate del nostro essere. Talvolta è stato anche destabilizzante mettere a nudo le proprie fragilità, ma sempre abbiamo trovato chi ne ha avuto cura.

I ragazzi sono cresciuti, lo vedo, io anche.

Con voi ho potuto “ululare alla luna”: cercare un varco per i miei sogni, identificare più lucidamente le mie emozioni, scavalcare le rigidità del mio ruolo, provare a riempire i miei vuoti, tastando anche gli spigoli acuti della mia inadeguatezza, come direbbe Ungaretti, “ardere d’ inconsapevolezza” e, sciogliendo almeno in parte i nodi del mio arruffato cuore, riconciliarmi con il mio sacro poco. Ringrazio tutti voi che avete reso possibile ciò, ringrazio me per aver saputo accogliere questo turbinio di eventi con un briciolo di sconsideratezza, ringrazio i miei cuccioli d’ uomo, che si sono fidati e affidati.

A voi che per primi vi siete messi in gioco, scegliendo la strada più difficile (in questo a me affratellati) voglio donare “… l’ avara mia speranza. / A nuovi giorni, stanco, non so crescerla: / l’ offro in pegno al tuo fato, che ti scampi. / Il cammino finisce a queste prode…” (Montale, “Casa sul mare”)

Ci accomuna la fiducia nella gioventù, l’attenzione a chi cade, la percezione delle sfumature. Ringrazio voi, delicati rivoluzionari, perché siete quelli che ancora ascoltano i silenzi, che attribuiscono valore alla luce e alla sua assenza, alla fragilità, alla dolcezza, che coltivano la capacità di stupirsi, che credono nella magia dei luoghi e delle persone. Ringrazio voi, compagni di viaggio alla ricerca ognuno della propria Itaca.

A tutti voi, veri alchimisti del nostro tempo, e ai miei ragazzi ho pensato leggendo: “Siamo stanchi di diventare giovani seri , o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza interessi.” (P. P. Pasolini, ” Lettere luterane”)

Dal CUORE in poi

Enrica, “maestra” del Liceo Gobetti (Torino)