Quanti modi abbiamo per incontrare qualcuno? Laboratori Cuore/Tenebra

Siamo alla seconda settimana di laboratori nelle Classi. Tutto il gruppo di Apprendisti Conduttori ravviva le ore dei ragazzi dalle prime luci del giorno. Oltre alle pratiche teatrali abbiamo proposto alcune “regole del gioco”. Gli studenti possono scegliere se seguirne alcune o tutte: scrivere un Diario personale e dettagliato del tempo insieme; selezionare la propria playlist musicale caricandola su Dropbox; realizzare foto e video con una GoPro; aiutarci nella diffusione delle pagine social media del progetto.

Apriamo una casella di posta e condividiamo tutte le altre possibilità web (Dropbox, Facebook, Instagram…). I ragazzi reagiscono con disinvoltura alla proposta: ci osservano con attenzione e interagiscono con noi. Ora non ci resta che ricevere i materiali, primi tra tutti i Diari dei ragazzi. Attendiamo: nei primi istanti la casella di posta si presenta vuota, abbiamo il timore che possano essere inibiti da così tante richieste nonostante l’entusiasmo iniziale. Passano i giorni e la prima insegnante con cui ne parliamo è Enrichetta del Liceo Gobetti che ci chiarifica la situazione: “Stiamo lavorando in Classe sulla scrittura dei Diari. Posso inviarvi anche i miei testi?”. Non è bastato il tempo di rispondere, riapriamo la caselle di posta e siamo sommersi dalle mail dei ragazzi e da quelle di insegnanti come Enrichetta. Tra questi c’è Matteo che ci racconta uno dei primi momenti in cui ci ha incontrato:

– La mattina, come al solito, ero in ritardo, mi ero scordato che alle prime due ore saremmo dovuti scendere in aula magna per un laboratorio di teatro. Le mie aspettative erano diverse dal lavoro che abbiamo fatto: ero convinto mi insegnassero a recitare… Invece no: solo a camminare e a capire ciò che facevano gli altri. –

Matteo, uno degli allievi della Classe, continua: “I conduttori del laboratorio erano simpatici e sapevano come comportarsi con noi. L’unico di cui ricordo il nome era Carlo, non so per quale motivo ma mi ricordava Pablo Escobar. Era lui che chiudeva le finestre nonostante si morisse di caldo. Tutto sommato non è stato male questo primo incontro”. Viola scopre uno degli aspetti fondamentali delle pratiche che portiamo avanti: “Quello che mi è piaciuto di più, è stato il fatto che ci fosse tanto contatto visivo; il contatto visivo secondo me è la parte più importante e soprattutto più bella di una conversazione perché, attraverso gli occhi, si può comprendere tutto, anche senza parlare. In quelle circostanze infatti, siamo riusciti ad ascoltarci a vicenda senza il bisogno di utilizzare le parole”. 

Poi c’è Anna che ci invia il link video con Three little birds di Bob Marley presentandolo così:

– Si è parlato molto di “lasciarsi andare”, del fatto che nessuno ci avrebbe giudicato e che non esiste una cosa giusta e una sbagliata. Questo discorso mi ha ricordato molto la canzone di Bob Marley proprio per la sua traduzione. Il testo dice infatti di non preoccuparsi di niente e di nessuno e che tutto quanto andrà per il verso giusto. Inoltre, nel testo e nel titolo, compaiono gli uccellini che cantano, che mi hanno ricordato il paragone tra noi e lo stormo. –

Quanti modi abbiamo di incontrare qualcuno? Chiudiamo la settimana con questa domanda, una questione che ha bisogno di un tempo disteso per rispondere. Ci basteranno questi mesi? Alla fine la pratica della Schiera è uno strumento concreto per entrare in relazione, un esercizio apparentemente rigido e geometrico ma con spiragli infiniti. Questo è un punto comune da cui partire per svelarsi davanti agli occhi degli altri. Vorremmo tenere la domanda aperta chiudendo con un altro messaggio ricevuto nella nostra casella di posta:

– Caro Diario, da oggi comincerò a raccontarti una particolare storia, anzi un susseguirsi di esperienze che si protrarranno da oggi fino alla messa in scena di tutto quanto, al momento in cui dovremo mettere su di un palco il meglio di noi stessi. Oggi ci siamo incontrati con sei giovani conduttori, che ci guideranno in questo percorso di preparazione, non solo a uno spettacolo, ma soprattutto alla “creazione” di persone più consapevoli. In questi laboratori cercheremo di porre la nostra attenzione su noi stessi, per creare in ognuno di noi un ritmo comune, porre così una maggiore attenzione e predisposizione ad ascoltare ciò che ci circonda, a comprenderlo e a muoversi con esso. Inizialmente non capivamo né cosa stessero facendo, né quale fosse lo scopo del gioco, tantomeno cosa dovessimo fare. Quando il gruppetto però era arrivato a 10 persone circa, mi sono illuminata, sembravano uno stormo di uccelli dove tutti dovevano seguire tutti. Più facile a dirsi che a farsi!! Era abbastanza impegnativa come attività, non tanto per il continuo movimento fisico, ma per le continue variazioni di direzione! Soprattutto perché come sotto fondo c’era la musica e quindi bisogna muoversi a ritmo di essa, ma io odio ballare e sopratutto sono abbastanza negata e quindi mi sentivo una vera stupida. Con il passare del tempo mi sentivo meno goffa ma stupida lo stesso. –
A cura di Andrea Ciommiento e Simone Rosset
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