In trasferta a Valenza, la cittadina degli orafi

In questi giorni siamo stati a Valenza, un’ansa del fiume Po al confine tra il Piemonte e la Lombardia; per molti la cittadina degli orafi. Abbiamo invitato alcune comunità migranti agli “Awareness Time”, i laboratori sulle pratiche teatrali che, per semplicità, chiamiamo Schiera. Il lavoro comprende molti aspetti dello stare in relazione con l’altro. Abbiamo scelto di chiamarli così come proseguimento del campus estivo realizzato alle Fonderie Limone di Moncalieri (TO). Oltre al nome ci portiamo dal campus – in giro per il Piemonte – anche una ventina di ragazzi e ragazze che hanno partecipato al campus. Si è unito anche Hassan, giovane iraniano che ci ha incontrato qualche anno fa al Teatro Valle Bene Comune (Roma) e nei laboratori residenziali a Gubbio da Barbara Bonriposi.
In questa trasferta abbiamo incontrato giovani migranti legati alle Cooperative KAIZEN di Valenza e SENAPE di Casale Monferrato. È stato con noi anche il gruppo delle “Tre Rose Nere”, prima squadra italiana composta interamente da rifugiati (Walter Zollino ne ha fatto anche un documentario: http://www.walterzollino.com/3rn.html).

Molti di loro vivono in appartamenti condivisi tra Valenza e Casale. Per loro il condominio è il “Campo”, per il dispositivo burocratico un “Cas”. Un Cas? Stiamo incontrando molti operatori sociali che ci parlano dei “Cas” e degli “Sprar”, eppure ancora oggi, la precisa differenza non ci è ancora chiara. Una delle sfide è provare a comprenderlo. Iniziamo distendendo gli acronimi.

CAS: Centri di Accoglienza Straordinaria

SPRAR: Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati

Insomma, il gruppo vive all’interno di “Centri di Accoglienza Straordinaria” e in una prima parte c’è Luciano della Coop. KAIZEN che ci presenta i ragazzi. Poi Gabriele Vacis vuole parlare direttamente con loro partendo da una domanda, “qual è il momento in cui avete avuto davvero paura”. Affiorano le prime voci: ho paura di fare una brutta vita; ho paura di prendere una strada sbagliata; ho paura che finirò a vivere per strada; ho paura di vivere in un posto dove non avrò nessuno accanto a me; ho paura di lasciare il mio alloggio e dormire in stazione; la barca è il momento in cui ho avuto davvero paura. Tra le voci ecco quella di Ibrahima che racconta la paura di tutto il gruppo: il Fantasma della Commissione. Una volta nominata questa parola diversi ragazzi confermano il Fantasma. Qui le “Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale” (un’altra questione da comprendere) si trovano a Torino e Genova. Il destino di questi ragazzi può essere confermato provvisoriamente nei confini nazionali grazie alla Commissione. I passaggi sembrano semplici: richiedere una convocazione, raccontare la propria storia, attendere una risposta positiva o negativa. E intanto ricevere il “permesso di soggiorno” della durata di sei mesi o di più tempo in base a permessi speciali.

“Che storia avevi preparato per la Commissione?”, il silenzio è presente. C’è un certo timore a raccontare cosa davvero è stato preparato per la Commissione. Questo è uno degli ostacoli, insieme al problema della traduzione. Nella Commissione, come qui all’Awareness Time, abbiamo trovato un accordo linguistico: tre discorsi simultanei, dall’italiano all’inglese al francese. Vorremmo condividere tra noi una idea precisa di ogni racconto dei presenti. Limitarsi all’italiano potrebbe essere poco in questo momento. La traduzione è un aiuto per comprendere.

Ma questo non basta. Riaffiora un’altra voce, quella di Moussa, dice qualcosa in più sull’aiuto, sulla traduzione e sulla comprensione: “Tradurre è una cosa. Aiutarsi davvero è un’altra”. Proviamo a comprendere di più, ma Moussa non ci dà altri elementi per comprendere, appunto. Qui ognuno ha la sua storia e le proprie ragioni, dopo poco capiamo che è troppo difficile parlare di altri ostacoli nell’aiutarsi davvero. Forse è troppo difficile dirlo insieme, apertamente, davanti a tutti.

La paura emerge dalle voci e dalle storie che condividiamo in cerchio. La paura è un tema topico (Vacis ne ha anche fatto un docu-film chiamato La Paura siCurahttps://vimeo.com/17190283). Ci sono temi universali che generano racconto, fanno da contenitore, uniscono chi ascolta. Sono temi che hanno la capacità di allertare e ridare attenzione alle storie oltre le lingue e le geografie. Creano paesaggi difficili da ignorare.

Facciamo una pausa e il resto delle ore insieme le passiamo in piedi e in azione. C’è Barbara Bonriposi che conduce il tempo, questo “faticare insieme” nella grande sala che ci ospita (Centro San Rocco). Allora tutti gli ostacoli iniziali si sciolgono, almeno per questo tempo laboratoriale, grazie alla pratica, alla musica, al ritmo e al movimento. Liberi dalle questioni della vita, per un attimo anche dalla paura.

NB: Nel weekend a Valenza abbiamo anche allestito il set video per iniziare a registrare alcuni dei colloqui con i ragazzi all’interno del Teatro Sociale diretto da Roberto Tarasco. Ci siamo ripromessi di tornare presto per incontrarne altri in queste settimane. Ora siamo pronti alle nuove trasferte in Regione tra Settimo, Torino e Novara. Ci aspettano il Centro d’Accoglienza Fenoglio, la Comunità Sant’Egidio e la Comunità per minori Santa Lucia.

Andrea Ciommiento