Occupy Campus: “Il corpo consapevole”, conversazione con Daniele Ninarello

Daniele Ninarello è stato uno degli ultimi ospiti dell’Awareness Campus proponendo un lavoro sul “corpo consapevole”.  In questi giorni abbiamo parlato di attenzione, consapevolezza e presenza. Sono le stesse parole che anche Ninarello ha usato durante il tuo momento laboratoriale.

Attenzione, consapevolezza e presenza. Perché sono importanti?

Ho parlato di attenzione e concentrazione perché nel momento in cui sono pronunciate sono già delle azioni che indicano un movimento e indicano anche la direzione di questo movimento. Per cui mi trasporta in una idea di presenza in cui le cose si muovono anche se apparentemente sono ferme, ed ecco che non esiste più la stasi. Tutto sta sempre costantemente vibrando, e se io entro in quella vibrazione, entro a far parte del mondo in cui le cose stanno accadendo. Ci sono molti modi per sviluppare questa attenzione all’accadimento, e il mio lavoro è cercare questi modi, costantemente. Lo faccio in parte attraverso metodi energetici come l’autoipnosi, piuttosto che dei mantra o dei cori o col bastone come abbiamo fatto oggi insieme. È fondamentale che il performer non consideri tutto ciò come una preparazione ma come il lavoro stesso.

Nella presentazione della tua performance “Non(leg)azioni” scrivevi che l’improvvisazione e l’utilizzo del corpo possono aprire delle vie emozionali che, se trattate a dovere possono portare anche a una catarsi, a una cura in un certo senso.

Io ho cominciato a danzare per comprendere chi ero, per capire la mia realtà e come stavo al mondo e per apprendere da me stesso. In questo senso faccio molta attenzione a distinguere ciò che è improvvisazione e ciò che è composizione istantanea. All’interno del lavoro “Non (leg)azioni” – nel momento in cui comincia la performance – io dichiaro di entrare in un flusso in cui le cose accadono, senza avere nessun punto di partenza e nessun tipo di intenzione o di storia da raccontare. L’unico compito che ho per produrre un risultato è quello di lasciarmi condurre dalla musica, lasciare che la musica manifesti nel mio corpo degli spazi possibili da abitare, dove le cose avvengono e io riconosco la chiave per aprire la porta successiva. Dare vita al momento, all’istante, percepirlo, afferrarlo e seguirlo, scegliere di farlo attraverso l’irrazionalità di un corpo che racconta un passaggio. E’ dunque necessario riconoscere l’urgenza dell’attimo che sta per nascere e al tempo stesso per finire. E’ importante una totale apertura, consapevolezza e una disponibilità alla ricezione verso ciò che accade dentro e fuori. Quando si è autentici non è importante quello che si dice, nella parola come nel movimento, se si è autentici ti comprendi e ti comprende chi ti guarda. È come se le persone possono abitare quello spazio lì con te. Tutto è buono e giusto, non c’è niente di sbagliato, è come se le cose accadono e il tuo corpo trovi delle collocazioni.

È proprio quello che stiamo provando a fare in questi giorni: abitare l’accadimento.

Allora rischiate! Dovete rischiare tutto!

A cura di Benedetta Grasso
Coordinamento Andrea Ciommiento
awareness@teatrostabiletorino.it